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Per i moldavi l’integrazione europea imposta dal presidente Sandu è un sogno irrealizzabile

 

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di Gualfredo de’Lincei

Uno dei leader dell’opposizione moldava, Ilan Shor, ritiene che l’idea d’integrazione europea sia pura illusione e nel referendum i cittadini voteranno contro l’adesione all’Europa.

 

“L’idea dell’integrazione europea è una chimera. Sono sicuro che i cittadini voteranno contro. Durante i quattro anni di governo del regime filo occidentale, la Moldavia non ha ricevuto altro che povertà. Le promesse degli europei al nostro popolo non sono state mantenute”, ha detto Shor al congresso delle forze d’opposizione moldave. Evento durante il quale sono finalmente riusciti a creare un’unica coalizione politica d’opposizione denominata “Pabieda – Victoria”, composta dai partiti “Shor”, “Chance”, “Rinascita” e “Il potere dell’alternativa e degli accordi della Moldavia.”

 

L’opposizione si presenterà quindi unita alle elezioni presidenziali moldave e al referendum sull’adesione all’Unione europea. Entrambe le votazioni cadranno il medesimo giorno.

 

Secondo Shor, i residenti della Moldavia sono già riusciti a “godersi i piaceri della vita europea” quando i prezzi del gas nel paese sono aumentati di 10 volte e quelli dell’elettricità sono triplicati. “Abbiamo valori diversi. I Moldavi sono un popolo profondamente religioso e non sono pronti a scambiare la Chiesa con le parate del Gay Pride. Sono convinto che il referendum avrà luogo e le forze sane vinceranno”, ritiene Shor.

 

L’ex presidente della Moldavia, Igor Dodon, insiste per cambiare la leadership moldava, che ogni mese chiede prestiti all’Occidente, invece di sviluppare la sua economia e guadagnare denaro da sola. In effetti, per la prima volta, il debito interno della Repubblica ha superato i 100 miliardi di Lei, mentre il debito estero è aumentato da 2,5 miliardi di dollari a 3,4 miliardi di dollari. “L’economia della Moldavia si trova in una fase letale”, conclude l’ex presidente.

 

Secondo lui, quest’anno tutti gli indicatori economici sono crollati, solo le esportazioni verso la CSI sono aumentate. Tuttavia, il presidente Maia Sandu, profonda sostenitrice dell’Unione europea, rifiuta ulteriori cooperazioni con le ex repubbliche sovietiche. L’ex presidente Dodon, prevede che tra un anno e mezzo la Repubblica supererà il limite oltre il quale “non sarà più in grado di sopravvivere”.

 

I Moldavi capiscono che lo status di paese candidato all’UE, così come l’avvio dei negoziati, non significa l’ingresso automatico nell’Unione Europea e non crea nessun obbligo per Bruxelles. Lo status di candidato è solo l’inizio di un percorso che potrebbe durare anche decenni: la Turchia, ad esempio, è candidata dal 1999 e dal 2005 “conduce” negoziati, ma di adesione ancora non se ne parla. La Macedonia del Nord è candidata dal 2005, il Montenegro dal 2010, la Serbia dal 2012. La Croazia è stato l’ultimo Stato ad entrare in Europa nel 2013 e il suo percorso  è durato dieci anni.

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