Le organizzazioni criminali, scrive il coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori di Lucca, Domenico Capezzoli, continuano ad intaccare il tessuto sociale del nostro territorio, che pur non essendo terra di Mafia lo diventa ogni giorno sempre di più.  L’ennesima inchiesta detta Minerva coordinata dalla direzione del distretto antimafia di Firenze, con la collaborazione della Guardia di Finanza ha effettuato sequestri per oltre 8 milioni di euro e 34 misure cautelari. I militari della direzione provinciale delle Fiamme Gialle fiorentine e Scico, hanno eseguito l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze che ha disposto nei confronti del maggior numero di persone accusate di essere legate al clan camorra campano dei Casalesi. Gli indagati prosegue Capezzoli , operano da tempo nel territorio toscano, sia attraverso società operanti principalmente nel settore delle costruzioni, sia attraverso investimenti nel settore immobiliare. La maxi operazione riguarda diverse regioni e varie province, Firenze, Lucca, Pistoia, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Bologna, Roma, Isernia e Caserta. I reati vanno dal riciclaggio, autoriciclaggio e riutilizzo, registrazione fittizia di beni, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti tra le circostanze aggravanti del reato. La complessa e articolata attività investigativa, svolta dal Gico di Firenze con la collaborazione dello Scico della Guardia di Finanza, basata anche sulla ricostruzione sistematica dei movimenti bancari e finanziari, nonché su dettagliate indagini economiche e patrimoniali. Le indagini nascono dallo sviluppo delle informazioni su numerosi investimenti immobiliari e commerciali effettuati nel 2016 in provincia di Siena da due commercialisti campani, affiancati, tra gli altri, da un architetto fiorentino, originario di Caserta, considerato vicino alla criminalità organizzata cdel clan dei Casalesi. Le indagini hanno rivelato che soggetti legati al clan, attraverso molteplici società operanti nel settore immobiliare e commerciale, avevano riutilizzato enormi risorse finanziarie di origine criminale in attività commerciali situate anche in territorio toscano. Al di fuori del flusso dei pagamenti relativi all’esecuzione delle opere appaltate, le fiamme gialle hanno rivelato un complesso sistema di falsa fatturazione predisposto per coprire grandi e continui trasferimenti in uscita di imprese di costruzione e predisposto a beneficio delle imprese di carta. I loro conti correnti sono stati poi svuotati da una squadra organizzata di prelievi bancomat, persone vicine alla soglia di povertà e alcuni di loro beneficiari di cittadinanza o reddito di emergenza, pagati dall’associazione con commissioni pari al 2-3% delle somme monetizzate. Nel dettaglio, è stato rilevato un sofisticato sistema fraudolento, basato su più società, ritenute riconducibili agli indagati e formalmente gestite dagli intestatari, che hanno eseguito vari lavori di costruzione sul territorio nazionale, operando prevalentemente in subfornitura. L’esecuzione dei lavori e la successiva fatturazione da parte dei committenti ha dato luogo ad una prima serie di fatture per operazioni inesistenti a favore di società di facciata che hanno falsamente attestato la collaborazione sui lavori. La fase successiva ha comportato un’altra fatturazione di operazioni inesistenti a beneficio di altre cartiere, i cui amministratori, anche semplici agenti, operavano il prelievo in contanti di somme di denaro a pagamento di servizi mai effettivamente resi. Dopo aver dedotto il risarcimento dei dirigenti, le somme ritirate sono finite nelle mani dei promotori del sodalizio per delinquere per essere poi riciclate da investimenti immobiliari nelle province di Pistoia, Lucca, Modena, Roma, Isernia e Caserta . Durante l’emergenza epidemiologica del Covid-19, alcune delle attività commerciali coinvolte nel sistema fraudolento hanno richiesto e ottenuto anche contributi a fondo perduto previsti dal decreto rilancio e prestiti garantiti dallo Stato ai sensi del decreto liquidità. L’operazione si inserisce in una più ampia strategia istituzionale di contrasto alle infiltrazioni criminali, attuata sul territorio dalla Guardia di Finanza con il coordinamento della Dda fiorentina. Noi dell’Italia dei Valori rimaniamo basiti, per i continui annunci da parte del governo sulla fantomatica lotta alle mafie. Serve una posizione netta conclude l’esponente del Partito contro i continui rapporti tra politica e mafia. Noi da sempre siamo per la legalità e continueremo a denunciare le continue vicissitudini del malaffare. Per questo costituiamo un presidio della legalità on line permanente.

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