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Il “genocidio” commesso nel 1992 contro centinaia di azerbaigiani dagli armeni è stata una delle pagine più oscure e tragiche della storia del XX secolo.

 

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Per più di 200 anni il popolo azerbaigiano ha subito persecuzioni, pulizia etnica e genocidio da parte dei nazionalisti- sciovinisti armeni. Molti azerbaigiani furono deportati dalla loro terra; furono costretti a lasciare le loro case, diventando rifugiati a tutti gli effetti. Gli armeni furono poi insediati nei territori azerbaigiani per rivendicarli con l’occupazione.

 

Anche se il numero di armeni reinsediati era più scarso di quello degli azerbaigiani deportati, grazie al sostegno della Russia riuscirono a stabilire un’unità amministrativa. Questa fu la base della politica di sfollamento dei cittadini indigeni dell’Azerbaigian dalle loro terre madri.

 

Per realizzare il loro piano di creazione di una “Grande Armenia”, gli armeni armeggiavano con gli eventi storici tra loro e l’Azerbaigian. Hanno specificamente rivisto gli eventi di Daglig Qarabag, per evitare di descrivere come la loro ambizione di espansione abbia portato alla distruzione di città e villaggi e alla morte di migliaia di persone innocenti.

 

Cos’è successo quel giorno?

 

Nell’ottobre 1991 il distretto di Khojaly fu assediato dalle forze nemiche. Alla fine di quel mese il traffico terrestre era completamente bloccato e la regione poteva essere raggiunta solo in elicottero. Dal secondo giorno di gennaio l’elettricità a Khojaly fu tagliata, aggravando così la gravità della situazione. Nonostante tutto questo i coraggiosi cittadini di Khojaly hanno mostrato il loro spirito eroico mantenendo la loro posizione e proteggendo la loro patria.

 

Nel 1992, nella seconda metà di febbraio, il distretto di Khojaly era sotto un blocco totale; i militari armeni sottomisero gli azerbaigiani sconfiggendo ogni loro tentativo di rompere le barricate e impedendo brutalmente gli sforzi di recupero. Durante la notte tra il 25 il 26 febbraio le forze armate della Repubblica d’Armenia hanno organizzato la presa di Khojaly. Sostenuti dall’artiglieria pesante e assistiti dalle truppe del reggimento di fanteria n. 366 dell’ex Unione Sovietica hanno superato le forze residenti.

 

L’occupazione è iniziata con due ore di fuoco; carri armati e cannoni armeni hanno colpito la città con missili “Alazan”. Khojaly fu rasa al suolo, le case, gli edifici pubblici e le infrastrutture furono sconfitte, demolite e bruciate dal nemico.

 

L’unica via di fuga per la popolazione civile di Khojaly era in direzione di Askeran, poiché la città era assediata su tre lati e le altre vie di rifugio erano bloccate. Sfortunatamente, gli armeni avevano volutamente lasciato questo percorso senza sorveglianza, il loro piano era di far cadere i rifugiati in una trappola. In un inverno freddo e pesante, lungo strade di montagna ghiacciate, i cittadini disarmati si muovevano nell’oscurità della notte per essere accolti da un’imboscata di soldati armeni vicino al villaggio di Nakhchivanik.

 

C’erano 3 mila persone nel distretto di Khojaly al momento dell’attacco militare armeno e in poche ore, quella notte, 613 cittadini innocenti furono uccisi. L’atroce conteggio delle vittime comprendeva:

63 bambini,
106 donne,
70 cittadini anziani,
8 famiglie intere.

I bambini sono rimasti orfani di uno o entrambi i genitori:

 

▫ 25 bambini hanno perso entrambi i genitori. ▫ 130 bambini hanno perso uno dei genitori. 87 persone sono state ferite, tra cui;

▫ 76 bambini

▫ 1275 abitanti sono stati presi in ostaggio

▫ Il destino di 150 persone è ancora sconosciuto.

 

I danni alla proprietà statale e privata sono stati stimati in 5 miliardi di rubli (misurati in valori monetari del 1992).

 

Di coloro che persero la vita, 56 furono uccisi con particolare brutalità, furono bruciati vivi, scalpati, decapitati, i loro occhi furono cavati, e le donne incinte furono pugnalate all’addome con le baionette. Come risultato di questi abominevoli atti di crudeltà gli abitanti di Кhojaly furono ridotti allo stato di rifugiati, cercarono rifugio nel resto dell’Azerbaigian, diffondendosi in 48 distretti.

 

Durante quei giorni orribili le forze azerbaigiane non avevano la capacità di aiutare gli abitanti di Khojaly, per un po’ non riuscirono nemmeno a recuperare i corpi dei defunti.

Due elicotteri con un gruppo di giornalisti sono riusciti a raggiungere il luogo del massacro il 28 febbraio. La scena barbara a cui hanno assistito li ha scioccati tutti – l’area era completamente coperta dai corpi degli innocenti assassinati. Il compito principale di quegli elicotteri era di atterrare sulle montagne e recuperare i corpi degli azerbaigiani. Sono stati in grado di prendere solo quattro corpi perché gli armeni non hanno smesso di sparare intensamente. Quando un gruppo di giornalisti stranieri e locali raggiunsero il luogo il 1° marzo, rimasero senza parole per il numero di corpi mutilati, scotennati e in decomposizione che trovarono.

 

Perché gli armeni hanno attaccato Khojaly?

 

Il genocidio di Khojaly è stato perpetrato dalle forze armate armene con un’orchestrazione strategica. Il luogo è stato scelto con una pianificazione meticolosa, Khojaly è infatti posizionato entro dieci chilometri da Khankendi, sulla strada ci sono le città di Aghdam-Shusha e Askeran-Khankendi e l’unico aeroporto del territorio del Nagorno-Karabakh si trova lì.

 

Nella tradizione orale dell’Azerbaigian e nei libri di storia, quest’area è conosciuta come la distinta Khojaly-Gadabay. Manufatti della cultura Khojaly-Kedabek risalenti al XIV-VII secolo a.C. sono stati trovati vicino al villaggio Khojaly. Questo territorio è pieno di storia come le vestigia funerarie nella necropoli che risalgono alla tarda età del bronzo e all’inizio dell’età del ferro, così come i resti architettonici come la cripta rotonda e il mausoleo (XIV secolo).

 

Molti ornamenti in pietra, bronzo e osso e ceramiche sono stati trovati durante gli scavi archeologici nel territorio di Khojaly. Il nome del re assiro Adadnerari (807-788 cc. a.C.) era inciso su una delle perle trovate anche a Khojaly. Il castello di Askeran che fu costruito nel XVIII secolo dal khante di Karabakh Panah khan è anche qui, sulle rive del fiume Gargar.

 

Il deterioramento dei dolmen Cromlechs (tumuli dei Ciclopi di questa regione) sono chiari esempi di barbarie e aggressione armena non solo contro l’Azerbaigian ma anche contro il patrimonio culturale mondiale. La loro scelta di prendere di mira Khojaly voleva chiaramente minare l’Azerbaigian culturalmente oltre che politicamente ed economicamente.

 

La percezione internazionale del genocidio

 

Il massacro di Khojaly è una grave violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Contravviene specialmente ai principi guida delle Convenzioni di Ginevra (1949), alla Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Delitto di Genocidio, al Patto internazionale sui diritti civili, politici, economici, sociali e culturali, alla Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, alla Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, alla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà. I crimini commessi a Khojaly delineano una crudeltà sistematica che si adatta perfettamente alla definizione di “genocidio” come descritto nella Convenzione “Sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio” adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 9 dicembre 1948 sotto la risoluzione 260 (III).

 

per “genocidio” si intende ciascuno degli atti seguenti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:

 

  1. Uccisione di membri del gruppo.
  2. Lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo.
  3. Sottoposizione deliberata del gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale.
  4. Misure miranti ad impedire nascite all’interno del gruppo.
  5. Trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.

 

 

Da questa definizione è evidente che uno degli atti illegali e le intenzioni degli armeni riflettono quelle di un genocidio. A Khojaly gli azerbaigiani sono stati uccisi e sono stati loro inflitti gravi danni fisici e mentali, oltre ad altri atti di crudeltà e tortura sopra menzionati. Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY) ha incluso la violenza sessuale di massa, la sterilizzazione e l’aborto forzato come atti che descrivono un genocidio.

 

Human Rights Watch ha descritto il massacro di Khojaly come “il più grande massacro fino ad oggi nel conflitto” sul Nagorno-Karabakh. Hanno attribuito la piena responsabilità agli armeni e hanno dichiarato che hanno agito contro molti principi fondamentali che proteggono i diritti umani:

 

Noi attribuiamo la responsabilità diretta delle morti civili alle forze armene del Karabakh. Infatti, né il nostro rapporto né quello di Memorial includono alcuna prova a sostegno della tesi che le forze azerbaigiane hanno ostacolato la fuga o sparato sui civili azeri”. 

 

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nella sua sentenza del 22 aprile 2010, è giunta a un’importante conclusione sul massacro commesso a Khojaly:

 

“Sembra che i rapporti disponibili da fonti indipendenti indichino che al momento della cattura di Khojaly nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992 centinaia di civili di origine etnica azerbaigiana sarebbero stati uccisi, feriti o presi in ostaggio, durante il loro tentativo di fuggire dalla città catturata, dai combattenti armeni che attaccavano la città…”

 

Il genocidio di Khojaly è riconosciuto da atti parlamentari adottati in diversi paesi: ventiquattro stati degli Stati Uniti d’America e paesi come Bosnia ed Erzegovina, Repubblica di Colombia, Repubblica di Honduras, Regno Hascemita di Giordania, Repubblica di Indonesia, Repubblica Ceca, Stati Uniti del Messico, Repubblica Islamica del Pakistan, Scozia, Repubblica di Panama, Repubblica del Perù, Repubblica del Sudan, Repubblica di Gibuti, Repubblica del Paraguay, Repubblica del Guatemala e Repubblica di Slovenia.

 

 

L’autore armeno Markar Melkonian nel suo ”My Brother’s Road: An American’s Fateful Journey to Armenia” ha descritto come alcuni cittadini di Khojaly avevano quasi raggiunto la salvezza dopo essere fuggiti per quasi sei miglia nella neve, ma “i soldati armeni li hanno inseguiti”. I soldati armeni, afferma, “allora sguainarono i coltelli che avevano portato sui fianchi per tanto tempo e cominciarono a pugnalare”. Cita specificamente i distaccamenti militari ”Arabo” e ”Aramo”. Inoltre, racconta che Khojaly “era stato un obiettivo strategico, ma anche un atto di vendetta”.

 

Anche i media occidentali come il Washington Post, il New York Times e il Time hanno riferito di questo massacro descrivendo come gli armeni hanno ucciso i civili azerbaigiani nel 1992. I sopravvissuti al genocidio raccontavano che anche i militari e i volontari che difendevano le donne e i bambini azerbaigiani furono torturati e scalpati. Dopo aver portato i corpi delle vittime innocenti all’ospedale di Agdam, si è scoperto che i soldati armeni hanno graffiato i volti dei civili con coltelli affilati e hanno cavato loro gli occhi.

 

Il signor Sargsyan ha risposto a una delle domande del giornalista: “Non ho assolutamente nessun rimpianto”, poiché “questi sconvolgimenti sono necessari, anche se migliaia di persone devono morire”. Anche se i mass media hanno rivelato globalmente ciò che è successo a Khojaly, i funzionari armeni continuano a negare la responsabilità, distorcono i fatti facendo dichiarazioni che ritraggono una verità lontana dalla realtà.

L’Assemblea Nazionale della Repubblica dell’Azerbaigian ha dichiarato che il 26 febbraio è il “Giorno del genocidio di Khojaly” e ogni anno in questa data alle 17 il popolo azerbaigiano onorerà la memoria delle vittime di Кhojaly con un minuto di silenzio.

 

Autore : Zarifa Gasimzade

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