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POLITICA.  L’ARIA CHE SI RESPIRA OGGI.

A naso, come mi piace dire sfidando chi si adopera per i sondaggi, oggi l’Italia ha una percentuale altissima di cittadini che sono avulsi dalla politica in quanto essi hanno altro da pensare, e non poco, per sopravvivere: fra questi ci colloco anche chi, fino a ieri, faceva parte della media borghesia con la sola differenza che, quest’ultima, come si sta prendendo atto da mo’, sta sostituendo i cosiddetti “poveri” di una volta che oggi possono sì mangiare, ma non spendere un euro in più. E questa percentuale, va sicuramente oltre il 50-60%. Per quanto superfluo a dirsi, questi ultimi non hanno pertanto la possibilità concreta di pensare alla politica e nemmeno, come ho sentito dire anche in Chiesa, di fermarsi un attimo per un minimo di  riflessione interiore, cristiana o non, che sia o possa essere.

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Questo contesto sociale infatti, è completamente assente dal governo che, in qualche modo, dovrebbe essere invece rappresentativo delle loro istanze in funzione della democrazia che, non pretendo venga votata da tutti, ma almeno venga degnamente, ma soprattutto congruamente esercitata dopo il voto sulla base  di un certo  “peso” politico.

Insomma, vige giocoforza il concetto statistico secondo il quale,  se qualcuno mangia un pollo, e  sono in due, in media questi due hanno mangiato mezzo pollo a testa..  se poi si dovesse tener  conto della “qualità”  della preparazione culturale e politica di chi vota (anche se la gente sembra maturare in questo contesto), ciò che ne esce peggiora la situazione. E questa è l’Italia, non sottacendo, magra consolazione, che in altre realtà esistono situazioni peggiori.

Di certo, a prescindere dal condizionamento pandemico, oggi il Paese-Italia non si troverebbe in queste precarie condizioni economiche, con un debito elevatissimo da spalmare scorrettamente fra le generazioni future, in quanto la constatazione riportata nel paragrafo precedente, tuttora non permette di esprimere una vera democrazia stante il fatto che al potere ci sono quelli che si sono procurato il posto a spallate, favoriti  dalla succitata situazione anomala avverso alla quale, le persone oneste ed acculturate sono state messe in assoluto silenzio, dando modo di dare  vita a spregiudicatezza politica, fino ad arrivare alla “messa tutti insieme” di un governo Draghi che, a mio avviso, non ha nulla da invidiare rispetto a quello del governo Conte: Draghi infatti ha la forza di un pregresso istituzionale europeo, con addentellati  economico-finanziari a livello mondiale che, praticamente, non consente a tutti gli altri di dire una parola in dissenso, mentre a Conte non si potrà certamente negare la forza dell’onesta politica, dell’umiltà, della cultura politica, se vuoi anche acquisita “in itinere”,  requisiti tutti che vorrebbero fortemente gli italiani,  ma “svenduti”, detti requisiti essenziali, dai politici per restare al governo, in una coalizione fra cani e porci che finirà per esplodere non appena, o forse anche prima, dell’utilizzo dei fondi del “Recovery”.

L’Italia oggi sembra non avere una sua identità, è spaesata, vive nell’indifferenza, nell’aspettativa di qualche evento miracoloso (ma ai miracoli fatica a credere anche la Chiesa) e, la stramaggioranza degli Italiani, non sa da  chi e come siamo governati salvo indicare un “certo Draghi”  in quanto, coloro che sono dentro al governo,  paiono dei soldatini di plastica  (fatte salve le pochissime eccezioni) che ogni tanto dicono qualcosa per far capire che esistono, anche nell’eventualità di una qualche potenziale rottura.  E’ infatti minimo, quasi risibile, il rapporto fra cittadini e governo.

In pratica, senza nulla togliere a Draghi, persona sicuramente di valore e rispetto, tutti fanno ciò che dice lui ad evitare guai in merito alla permanenza al governo, cose tutte che avrebbe potuto fare tranquillamente anche Conte, ove Draghi non avesse portato in Italia quell’alone politico europeo rispetto al quale, per le ragioni prima citate, pochi hanno voglia e forza per replicare.

E’ democrazia questa ? Che sembra poggiare sulla paura di non restare più al governo ?

Arnaldo De Porti

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