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Gli Stati uniti d’Europa tra vestito della domenica Intelligenza Artificiale e ritorno al pensiero critico.

Intervista a Daniele Delbene tra i promotori del Manifesto sugli Stati Uniti d’Europa, condiviso da oltre 15.000 giovani sui social, auspicano un cambio di rotta nel dibattito pubblico. Delbene: “Bisogna rimettere al centro il coraggio del pensiero critico, per leggere i cambiamenti con lenti nuove”.

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Vito Fiorino (Giornalista)

Daniele Delbene, già presidente della Costituente Nazionale PSE, è tra I promotori del Manifesto sugli Stati Uniti d’Europa, condiviso da migliaia di giovani sui social, (consultabile sul sito www.xglu.it). Il Vecchio Continente fatica a ritagliarsi un ruolo da protagonista come interlocutore credibile, in grado di favorire una soluzione diplomatica, tra Gaza e il fronte russo ucraino, sullo sfondo aleggia lo spettro di un conflitto globale. In che modo il sogno degli Stati Uniti d’Europa potrebbe imprimere un’inversione di rotta?

Il fatto è che purtroppo l’Europa politica non esiste, negli ultimi decenni si è costruita l’Europa della finanza e dei tecnocrati che nulla ha a che vedere con il grande e lungimirante sogno degli Stati Uniti d’Europa a cui fai riferimento. Per confondere un poco le acque si sono fatti provvedimenti puramente ideologici, talvolta insensati, a difesa del monetarismo più spinto, ma quando serviva non c’è stata come avvenuto per la pandemia e per gli attuali conflitti. C’è bisogno di rimettere completamente in discussione il modello attuale e porre le basi per la costruzione di uno completamente nuovo.”

Secondo il vostro manifesto l’Europa dovrebbe ripartire da una nuova prospettiva sui diritti sociali. Auspicate quindi non solo un rafforzamento della rappresentanza politica degli stati membri e delle loro comunità locali, riprendendo un percorso federale e costituzionale aggiornato, interrotto bruscamente anni fa, ma anche un nuovo modello economico. E’ una prospettiva realistica?

Non è solo una prospettiva realistica ma indispensabile non solo per i popoli europei ma il futuro dell’intera umanità. I diritti sociali non sono un qualcosa che ne dovrebbe fare parte ma il fondamento su cui costruire e per cui costruire un nuovo modello europeo.”

Spiegati meglio.

La costruzione degli Stati Uniti d’Europa e in prospettiva degli Stati Uniti del Mondo deve essere finalizzata a garantire a tutti gli uomini la vera libertà. E quando parlo di vera libertà intendo la possibilità per tutti gli uomini di potersi realizzare nelle proprie aspettative in base alle proprie capacità, al proprio impegno e ai propri meriti senza dimenticare che deve essere aiutato nel poterlo realizzare soprattutto chi, pur volendo, non ne avrebbe le possibilità. E qui bisogna fare chiarezza, sgombrare il campo e spiegare ai cittadini che la maggior parte di coloro che parla di libertà li imbroglia perchè quella libertà prospettata è solo per pochi.”

Perchè per pochi?

Chi parla di libertà spesso insegue e propone l’affermazione di diritti civili che solo apparentemente sono nell’interesse di tutti. Ma chi è più attento e consapevole ha il dovere di spiegare che quei diritti civili senza diritti sociali ed emancipazione economica resterebbero i diritti dei soli pochi che avrebbero le risorse per poterli fare attuare e far rispettare e quindi un privilegio di pochi a scapito della stragrande maggioranza. Come dico sempre, negli Stati Uniti d’America tutti hanno il diritto a curarsi, ma di fatto si curano realmente solo i pochi che hanno le risorse per poterlo fare e questo vale su tutti i fronti in primis sulla giustizia. Chi può permettersi un buon avvocato vince sempre mentre chi non può si vedrà sempre calpestato nei suoi diritti.

Per ritornare alla tua domanda sì, c’è bisogno di rafforzare la rappresentanza politica ed aggiungo democratica degli stati membri e delle loro comunità regionali e locali. L’Europa non può essere oggi semplicemente il superamento degli stati nazionali, ma la sintesi e il compromesso dei loro interessi, per un interesse più grande e collettivo che riguarda i popoli europei e l’intera umanità. Per questo bisogna ragionare su un assetto federale innovativo che però non si limiti ad una fredda ingegneria costituzionale, o alle radici identitarie comuni.

Cosa ne pensi dell’intelligenza artificiale in questo contesto?

Il cambiamento non va visto con timore, con la vecchia rivoluzione industriale ad esempio nacquero i sindacati, il socialismo democratico, la coscienza di classe, grandi idee che aiutarono a stemperare l’impatto violento della rivoluzione tecnologica e che portarono grandi conquiste. L’intelligenza artificiale e il progresso in generale se governati da Istituzioni democratiche, fondate sui valori di giustizia sociale e libertà, possono rappresentare il realizzarsi di una società migliore per tutti gli uomini, ad esempio consentendo loro di lavorare meno a parità di salario. Al contrario potrebbe rivelarsi un elemento di involuzione delle loro conquiste socio-economiche.

In vista delle elezioni europee avete dichiarato che non sono sufficienti semplici cartelli elettorali con un generico richiamo agli Stati Uniti d’Europa, ad uso e consumo del momento, ma un nuovo inizio. Cosa intendete.

Se la maggior parte degli europei sentono distanti le attuali Istituzioni europee significa che c’è necessità di un segnale tangibile di discontinuità rispetto agli anni passati.

Come?

Per prima cosa, mi chiedo se chi ha rappresentato l’Europa in primis sedendo nel parlamento europeo non è stato in grado di dare credibilità negli anni passati come si può essere credili riproponendo gli stessi uomini?

Quando una squadra non è in grado di vincere e di essere credibile si cambia. Invece leggendo i giornali ci imbattiamo in parlamentari uscenti che alla domanda si se ricandideranno dichiarano: dipenderà dalle condizioni che tradotto significa se sono nelle prime posizioni delle liste forse sì diversamente no. Ma dopo cinque, dieci anni di parlamento europeo c’è bisogno di essere i primi della lista per avere il coraggio di ripresentarsi? Evidentemente sono uomini o donne che sanno di non essere credibili o di aver deluso le aspettative. Se avessero fatto bene, non avrebbero bisogno del primo posto in lista perché il loro lavoro come parlamentari uscenti gli dovrebbe garantire comunque di diventare primi nelle preferenze. Gli Stati Uniti d’Europa che tornano di moda, ma solo come slogan superficiale da puro marketing elettorale, ad ogni consultazione europea, non devono essere il vestito della domenica cucito attorno al vuoto di elaborazione diffuso.”

Chi potrebbero essere gli interlocutori di questo progetto? Le forze politiche non riescono a cogliere a pieno l’esigenza di uno sforzo di elaborazione profondo sul ruolo europeo, solo il tema della difesa comune in queste ore sembra prendere quota, è sufficiente?

Vedi, il tema della difesa è l’unico al centro dell’attualità solo perchè attuale. Siamo veramente in un momento storico senza ritorno. O si ha la forza e la capacità di costruire un nuovo modello, di cui gli Stati Uniti d’Europa sono uno dei fondamenti indispensabili, o sarà l’inizio di un futuro di guerre, contrasti e soprusi che andranno ben oltre una terza guerra mondiale. Le forze politiche devono rimettere al centro il coraggio del pensiero critico per leggere i cambiamenti con lenti nuove che consentano di superare lo status quo guardando alla costruzione di una società sempre più giusta, democratica e libera.

Gli interlocutori saranno i leader e le forze politiche che, animati da un profondo umanesimo socialista, avranno il coraggio di anteporre in modo evidente gli interessi dell’umanità e il futuro del mondo a quelli di pochi singoli.”

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