Era tutto organizzato

Stanno crescendo i particolari sulla tragica epifania del 6 gennaio che ha visto crollare l’immagine americana ferita proprio all’interno del suo massimo tempio costituzionale dalle migliaia di terroristi domesici cammellati con il beneplacito e l’istigazione di Donald Trump.

Tutto era stato previsto come conferma un documento di 12 pagine della polizia che era stata inascoltata volutamente.

La decapitazione della catena di comando del ministero difesa a cominciare dal ministro e la sostituzione con scherani del presidente Trump hanno consentito che di fronte alle tante richieste di invio della guardia nazionale fatte sia dalla sindaco di Washington che da governatori di altri Stati che questi appelli non venissero ascoltati e cadessero nel vuoto o quanto meno, dopo ore di sollecitazioni telefoniche e Internet, vi si facesse fronte con numero limitato di membri della guardia nazionale.

Man mano che lo FBI sta conducendo le sue indagini, grazie alla rilevazione dei dati somatici delle tante video immagini che sono state girate da reporter improvvisati, appare evidente che tra i dimostranti vi fossero membri delle forze di polizia sia di Washington che di altri Stati oltre a veterani che assalendo il personale di guardia (si fa per dire) dimostravano la loro passata preparazione.

Ma quel che è più grave è il fatto che si parli ormai apertamente di deputati e senatori repubblicani che si sono resi conniventi con i manifestanti dando indicazioni sulla dislocazione degli uffici, ad esempio della speaker Nancy Pelosi o addirittura del vicepresidente repubblicano Mike Pence, già in odore di discriminazione rispetto a Donald Trump al punto che i terroristi urlavano: “Impicca Mike Pence”.

L’America vive un momento di altissima sospensione nell’attesa del 20 gennaio e della cerimonia di inaugurazione che si svolgerà prevalentemente a livello di digitale.

Joe Biden proclamato presidente degli Stati Uniti, Trump promette una transizione regolare

 

Joe Biden nei suoi quotidiani appelli all’unità e alla pacificazione fa il suo mestiere anche se contestato dai dati che affluiscono sui tavoli delle news rooms e dei politici.

La base repubblicana è sempre di più orientata a favore dell’uscente presidente Donald Trump. I membri repubblicani della Camera stanno raccogliendo le firme tra i colleghi per espellere la deputata Litz Cheney, figlia dell’ex vicepresidente, colpevole di avere votato a favore del secondo impeachment contro Trump da Lei ha accusato apertamente di tentato colpo di Stato.

A questo proposito si ripropone un quesito sostanziale che è stato ripreso anche da alcuni articoli pubblicati dal New York Times: come ricostruire un comune terreno di intesa e il dialogo tra le due componenti della società americana ormai profondamente radicalizzata?

Almeno per una generazione-si fa notare-questo approccio ad una ricostruzione democratica dei rapporti all’interno della società americana sarà difficile che possa essere attuato.

Ed anche questa è America.

Oscar

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