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Condivido l’indignazione degli amanti del melodramma italiano che, negli ultimi anni, assistono impotenti a veri e propri atti di deturpamento delle opere liriche, perpetrati da Fondazioni teatrali italiane che non esitano a privare del loro aspetto originario capolavori immortali. Questi andrebbero invece tutelati, come avviene per i siti archeologici, i musei, le biblioteche gli archivi. Recentemente, le discutibili messe in scena di due capolavori di Giuseppe Verdi a Napoli e Milano, l’Otello e il Macbeth, hanno stupito il mondo dei cultori del melodramma per la violenza con cui tali opere sono state stravolte, nella loro originale struttura drammatica e ambientazione storica. Il “bis” richiesto al Presidente Mattarella nell’occasione della prima della Scala era l’unico che avesse un senso, il 7 dicembre; mai la richiesta di una replica avrebbe potuto essere rivolta alla produzione di quello spettacolo! L’inarrestabile ricerca del nuovo ad ogni costo sta segnando, di fatto, la fine di una forma d’arte che è nata in Italia ma che rischia, così facendo, di morire in Italia. Come ho dichiarato anche nell’aula del Senato, la tutela del melodramma italiano da parte dell’UNESCO potrebbe costituire un primo strumento di contrasto al dilagare incontrollato di scelte cosiddette “artistiche” che lo stanno danneggiando irrimediabilmente.

Chi più del Ministero della cultura dovrebbe farsene carico? Sembra, invece, che l’unico suo interesse sia pilotare le nomine dei Sovrintendenti, facoltà che NON gli è data ma che esercita senza freni inibitori e senza vergogna. Sulla nomina di Francesco Giambrone all’Opera di Roma, Valerio Cappelli scrive su “il Corriere della Sera” che: “era il candidato del potente Salvo Nastasi, segretario generale al Ministero dei beni culturali, e dunque del titolare del dicastero di Dario Franceschini, che deve ratificare la nomina su proposta del Sindaco”. Due righe più sopra, però, Cappelli aveva snocciolato i nomi delle candidate di Gualtieri, sacrificate evidentemente al “potente Salvo Nastasi”. Ma il ministro Franceschini sa che il titolare del suo dicastero è Salvo Nastasi?

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Per l’opera lirica italiana è il momento del De profundis, in attesa – sperare è umano –, del mai tanto atteso Dies Irae.

 

Margherita Corrado (Senato, Gruppo Misto – Commissione Cultura)

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