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Yemen: Save the Children, il tempo sta per scadere per milioni di persone minacciate dalla “bomba a orologeria” ambientale al largo delle coste yemenite

L’Organizzazione, che opera in Yemen dal 1963, esorta la comunità internazionale a trattare la questione della petroliera SAFER come un’emergenza internazionale e a sbloccare subito i fondi per evitare che si verifichi un potenziale disastro.

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Con l’avvicinarsi dell’inverno, oltre un milione di barili di greggio rischiano di riversarsi nel Mar Rosso dalla FSO Safer, una superpetroliera che dal 2015 arrugginisce al largo delle coste dello Yemen. È quanto afferma Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

Secondo le previsioni, entro ottobre i venti forti e le correnti instabili renderanno più pericolosa l’operazione di trasferimento del petrolio e aumenteranno il rischio che la nave vada in pezzi, provocando conseguenze umanitarie, ambientali ed economiche disastrose per milioni di bambini in una regione già devastata.

Lunedì l’ONU ha annunciato di aver finalmente raggiunto l’obiettivo di raccogliere fondi per rimuovere un milione di barili di petrolio dalla superpetroliera, ma i Paesi donatori devono ancora versare quanto promesso per dare inizio alla prima fase dell’operazione di rimozione di emergenza.

Mentre i leader mondiali sono riuniti a New York per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite questa settimana, Save the Children esorta la comunità internazionale a trattare la questione della petroliera SAFER come un’emergenza internazionale e a sbloccare subito i fondi per evitare che si verifichi un potenziale disastro. I mezzi di sostentamento delle comunità di pescatori dello Yemen potrebbero essere spazzati via all’istante se la Safer, la nave FSO ormai obsoleta e in profondo stato di degrado, perdesse petrolio o esplodesse. Milioni di persone sarebbero esposte a sostanze pericolose per la vita.

“Il mare dello Yemen verrà distrutto se la petroliera SAFER perde. I pesci moriranno, i mezzi di sussistenza dell’intera popolazione di Hodeidah saranno devastati e gli impianti di desalinizzazione dell’acqua saranno danneggiati. Tutto sarà compromesso. Sarà un grande disastro, che rovinerà tutto, il mare e la terra”, ha dichiarato Kusai, un pescatore di 55 anni di Hodeidah.

Ogni potenziale fuoriuscita potrebbe anche far sospendere le attività del porto di Hodeidah, il principale punto di ingresso degli aiuti in Yemen, negando a milioni di bambini l’accesso all’assistenza vitale e paralizzando la risposta umanitaria nelle regioni più vulnerabili del Paese. Potrebbe anche avere un impatto sugli impianti di desalinizzazione lungo la costa dello Yemen, interrompendo la fornitura di acqua pulita per milioni di bambini yemeniti e le loro famiglie.

Con l’inverno alle porte, venti e correnti aggressive intensificheranno il rischio che la nave raggiunga il punto di rottura e che una fuoriuscita di petrolio diventi imminente. Se non si interviene subito, potrebbe verificarsi un grave disastro in tutta la regione del Mar Rosso, con un impatto ambientale duraturo che peggiorerebbe gravemente la situazione umanitaria nello Yemen e in altri paesi limitrofi già vulnerabili.

“I bambini dello Yemen sono già stati messi a dura prova. Sono stati bombardati, sfollati e i loro diritti sono stati violati. A molti è stata rubata l’infanzia e il loro futuro è stato compromesso. Tuttavia, da quando è entrato in vigore l’accordo di tregua, la speranza è stata temporaneamente rinnovata e ha iniziato a emergere la possibilità di un futuro migliore. Ancora una volta, però, i bambini yemeniti si trovano ad affrontare un nuovo disastro che rischia di esacerbare le conseguenze che otto anni di guerra hanno avuto sullo Yemen”, ha dichiarato il Direttore nazionale di Save the Children per lo Yemen, Rama Hansraj.

“Più di due terzi della popolazione – ha aggiunto – ha già bisogno di assistenza umanitaria e almeno la metà della popolazione soffre di insicurezza alimentare. L’esclusione di intere comunità dalla loro unica fonte di reddito e la chiusura del porto più importante del Paese potrebbero mettere in ginocchio l’intero Paese. I bambini si ammaleranno, il cibo e l’acqua potabile scarseggeranno e le operazioni umanitarie ne risentiranno. La comunità internazionale dovrebbe muoversi ora per evitare un altro disastro che probabilmente si estenderà oltre i confini dello Yemen. Se da un lato accogliamo con grande favore l’impegno di governi, aziende e singoli cittadini per raggiungere l’obiettivo delle promesse delle Nazioni Unite, dall’altro i donatori devono unirsi e sbloccare urgentemente i fondi per avviare le operazioni di pulizia prima che sia troppo tardi. Abbiamo la possibilità di evitare che un simile incubo si ripeta. Tuttavia, il tempo stringe e dobbiamo rispondere subito”.

Save the Children opera in Yemen dal 1963, attuando programmi di istruzione, protezione dell’infanzia, salute e nutrizione, acqua e servizi igienici e interventi di emergenza in gran parte del Paese. L’Organizzazione ha risposto all’incidente con la sua unità di protezione dell’infanzia, coprendo le spese mediche di tutti i casi e fornendo il necessario supporto psicosociale alle vittime e alle loro famiglie, oltre a qualsiasi altro bisogno specifico richiesto per rafforzare la loro capacità di recupero e abbreviare i tempi necessari per la guarigione.

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