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Gli atleti russi e bielorussi contro le inammissibili raccomandazioni del Comitato Olimpico.

di

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Gualfredo de’ Lincei

Il Comitato Olimpico Internazionale ha redatto una serie di raccomandazioni per la partecipazione degli atleti russi e bielorussi alle competizioni internazionali. Tutti attendevano con impazienza i lavori del Comitato Esecutivo del CIO, ma il suo risultato è stato deludente per molti sportivi.

 

Il Comitato ha dato raccomandazione alle federazioni internazionali di permettere la partecipazione ai soli atleti che non sostengono l’Operazione Militare Speciale avviata dalla Russia per denazificare e smilitarizzare l’Ucraina. Ora gli atleti, per prendere parte ai giochi olimpici, dovranno manifestare il proprio pensiero politico. Le raccomandazioni riguardano anche l’esclusione dalle competizioni degli atleti appartenenti alle società sportive delle Forze Armate e del Ministero degli affari interni russi, del Club sportivo dell’Esercito centrale (CSKA) e della Dinamo. Inoltre, è stato imposto che le squadre russe e bielorusse, partecipanti alle competizioni internazionali, debbano farlo con bandiera neutrale.

Tutto questo ha provocato forte indignazione, prima di tutto tra gli atleti russi e bielorussi. «I parametri annunciati sono assolutamente inaccettabili», ha espresso Stanislav Pozdnyakov, capo del Comitato Olimpico russo, in un’intervista a Sport24. «Lo status neutrale è una violazione dei diritti umani, come rilevato dai tecnici delle Nazioni Unite. Riteniamo le condizioni proposte irragionevoli, giuridicamente insostenibili e sproporzionate. Siamo categoricamente in disaccordo con l’attuazione di ulteriori procedure antidoping contro gli atleti russi“.

Il giudizio del presidente federale della Russia per lo sci di fondo , Elena Vyalbe, è categorica: «… non abbiamo bisogno delle loro competizioni internazionali a queste condizioni».

Nikolai Gulyaev, presidente dell’Unione russa di pattinaggio, ha ricordato il principio che dovrebbe stare alla base dello sport: «In generale, nessuno ha posto la domanda su quale base il CIO può violare la Carta olimpica? Lo sport è fuori dalla politica, ma ora lo sport è allo stesso livello della politica e fa anche politica».

 

Gli atleti hanno avuto una reazione ancora più forte verso queste inadeguate raccomandazioni imposte dal Comitato Olimpico. La fondista campionessa Olimpica a Pechino, Veronika Stepanova, nel suo canale Telegram non ha certo usato mezzi termini per esprimere la sua protesta: “Ma perché non vai al diavolo con tutte le tue condizioni e raccomandazioni, caro CIO? Non permetterò a nessuna “commissione internazionale” di psicanalizzare le mie opinioni e le mie convinzioni per decidere se permettermi di partecipare ai Mondiali. Se fosse così, puoi anche Correre da solo».

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