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Interrogazione a risposta scritta su termovalorizzatore

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Interrogazione a risposta scritta

 


Ai ministri dell’interno, dell’ambiente e della tutela del territorio, della salute, dell’economia e delle finanze e per gli affari regionali e le autonomie locali – Per sapere – Premesso che:

- sabato 22 dicembre 2007, indetta dal Movimento per la Difesa del Territorio, si è svolta, nella Piana di Gioia Tauro, una grande manifestazione contro il raddoppio del termovalorizzatore in quel territorio;

- fin dalla scorsa legislatura l’interrogante aveva denunziato la preoccupante situazione ambientale che si sarebbe venuta a creare nella Piana di Gioia Tauro con la paventata costruzione di ben tre impianti di centrali termoelettriche a metano e la costruzione del termovalorizzatore per i rifiuti;

- nel marzo del 2002, nonostante i poteri conferiti al Commissario delegato per l’emergenza ambientale in Calabria, è stato varato un Piano regionale dei rifiuti, da subito definito dalla stampa locale “fallimentare, pericoloso e nefasto per lo sviluppo agricolo”;

- il citato Piano regionale aveva previsto la costruzione di due termovalorizzatori, localizzati nella Piana di Gioia Tauro e nella provincia di Cosenza, che avrebbero dovuto distruggere i rifiuti, preventivamente differenziati nei nove impianti di preselezione previsti, prodotti da due milioni di calabresi;

- quanto sopra veniva confermato in un incontro svoltosi a Crotone il 9 luglio 2003, tra la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti ed il commissario per l’emergenza rifiuti in Calabria, del tempo;

- dal resoconto stenografico del citato incontro è emersa la difficoltà incontrata per la costruzione del termovalorizzatore della zona al nord della Calabria, per la contrarietà del Comune di Castrovillari ; difficoltà superata con la previsione del raddoppio di quello di Gioia Tauro;

- da subito quella decisione era apparsa come chiara volontà di far diventare Gioia Tauro la “pattumiera  regionale” della Calabria;

- peraltro, quando venne assunta la decisione del raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro non erano ancora state effettuate le valutazioni dell’impatto ambientale che si sarebbe venuto a creare nella Piana di Gioia Tauro, a prevalente vocazione agricola, e la cui popolazione era già stata costretta, negli anni 80, ad insorgere per contrastare la costruzione di una centrale a carbone, proprio laddove oggi c’è l’importante porto;

- la proroga dello stato d’emergenza ambientale ha portato, nel luglio 2006, ad una sentenza della Corte Costituzionale che, in accoglimento del ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha dichiarato la illegittimità della legge della Regione Calabria, con la quale si prevedeva la sospensione della realizzazione del raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro;

- da allora non sono mai apparse chiare le posizioni assunte nel merito dalla Regione Calabria e dai Commissari succedutisi  per l’emergenza ambientale, ed in alcuni momenti il tutto è apparso come un “palleggiamento” delle rispettive responsabilità;

- nel frattempo la Provincia di Reggio Calabria, i Sindaci dei Comuni del territorio della Piana, gli ambientalisti e tutte le organizzazioni Sindacali hanno deliberato contro il raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro;

- la contrarietà e la preoccupazione sono cresciute sul territorio dopo la pubblicazione dello studio condotto dalla Regione Veneto congiuntamente con l’Istituto Oncologico Veneto, nel quale è stato “accertato scientificamente che la provincia di Venezia ha subito un massiccio inquinamento atmosferico da sostanze diossino-simili rilasciate dagli inceneritori e che nella popolazione esaminata risulta un significativo eccesso di rischio di sarcoma correlato sia alla durata che all’intensità dell’esposizione”;

- ciò nonostante la costruzione in Contrada Cicerna di Gioia Tauro del sito unico regionale per l’incenerimento dei rifiuti è andata avanti, nell’ambito dell’appalto di 73.889.263 euro aggiudicato alla Società T.E.C. (Termo Energia Calabria), subentrata, in circostanze mai chiarite pubblicamente, ad un raggruppamento temporaneo d’imprese di cui facevano parte anche le “cooperative rosse”e la “PianaImpianti”, impresa di Lamezia Terme coinvolta nell’inchiesta “Poseidone”;

- nel mese di luglio del 2007, la Giunta Regionale della Calabria aveva cercato di supportare il finanziamento alla Società TEC per la costruzione del raddoppio, ma la delibera è stata poi sospesa per le numerose proteste insorte;

- nonostante le persistenti criticità del settore, il 31 ottobre 2007 si è chiusa l’annosa fase ambientale in Calabria e dal 28 novembre 2007 è entrato in vigore il nuovo Piano regionale dei rifiuti, che diverrà a regime nel 2012;

- il nuovo Piano regionale dei rifiuti, per quanto riguarda la termovalorizzazione, conferma il solo raddoppio dell’impianto esistente a Gioia Tauro, da completare entro il 2009;

- nel frattempo la Regione Calabria, ad avviso dell’interrogante solo per prendere tempo, ha chiesto ed ottenuto dal Governo nazionale una commissione di scienziati che si pronunci, in una situazione di moratoria, sulla termovalorizzazione calabrese;

- contemporaneamente, secondo quanto previsto dal Piano regionale rifiuti, pubblicato sul B.U.R. Calabria del 14 novembre 2007, proseguirà la costruzione del raddoppio del termovalorizzatore, concessionario T.E.C. Spa, in area Industriale dell’A.S.I. di Gioia Tauro – Rosarno – San Ferdinando, in Contrada Cicerna; il tutto  nel mentre, in assenza di un’adeguata raccolta  differenziata, l’attuale e unico termovalorizzatore rischia già di non rispettare il protocollo di Kyoto;


-  naturalmente a questo punto dovranno essere stanziati ulteriori finanziamenti a favore della Società T.E.C., per la quale rimane a tutt’oggi da chiarire i motivi che le hanno consentito di subentrare al raggruppamento iniziale e temporaneo d’imprese;

- nell’attuale periodo definito dagli esperti di possibile rinnovato stato di pre-emergenza ambientale in Calabria, la Giunta regionale ha deliberato di “accogliere la richiesta , formulata dalla Campania, di poter smaltire circa mille tonnellate di rifiuti urbani non pericolosi, che saranno distribuite equamente nelle discariche delle quattro province calabresi”;

- e corrono insistenti voci, riportate anche dalla stampa locale, secondo le quali si potrebbe verificare un “bliz” di autotreni campani pieni di spazzatura stagionata verso l’inceneritore di Gioia Tauro;

- l’interrogante segnala che nella Piana di Gioia Tauro è già in funzione dal 2005 il termovalorizzatore in questione, che brucia circa 120.000 tonnellate l’anno di rifiuti, e del quale si vorrebbero ultimare i lavori per il raddoppio; è stata da poco completata una centrale a turbogas da 800 MW nel territorio di Rizziconi; esiste un mega –elettrodotto da  380.000 KV; sono già stati approvati i progetti per altri due impianti per la produzione di energia elettrica e per il più grande rigassificatore tra quelli in via di realizzazione in Italia;

- il quadro sopra delineato dall’interrogante evidenzia, purtroppo, il tentativo di far divenire la Piana di Gioia Tauro la “pattumiera” della Calabria, contrastando decisamente quelle che sono le potenzialità di sviluppo di quel territorio:

- quali  le risultanze della commissione scientifica governativa sulla termovalorizzazione in Calabria;

- se sono in atto indagini sulla Società T.E.C. (Termo Energia Calabria) per accertare l’iter attraverso il quale la stessa è divenuta appaltatrice dell’unico termovalorizzatore calabrese;

- se è stato valutato adeguatamente l’impatto ambientale che comporterebbe l’ultimazione del raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro;

- se non ritengano necessario ed urgente far rivisitare dalla Regione Calabria il nuovo Piano  rifiuti, in modo da prevedere la costruzione di un secondo termovalorizzatore in altra area della Calabria;

- se corrispondono al vero le notizie in base alle quali starebbero per essere scaricati nel termovalorizzatore di Gioia Tauro autotreni e forse anche navi campane pieni di spazzatura stagionata e della cui natura , quindi non è dato conoscere.

 

 

 


 

   

 

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