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Legge salva-Mondadori: il conflitto c'è, gli interessi pure

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Colpo di spugna sui debiti con l'Erario del gruppo editoriale di Berlusconi: invece di 350 milioni di euro, ne verseranno 8,6. PD: "Un conflitto d'interessi enorme, questo governo deve andare a casa".
 
Vi è mai capitato di andare al ristorante, consumare una cena da 200 euro e pagarne, a fine serata, appena 10? Se avete risposto di no, tutto nella norma. Se avete risposto di sì, probabilmente siete Silvio Berlusconi (o un suo parente prossimo) e vi è appena, e “inaspettatamente”, piovuta addosso una legge che vi permette di pagare solo il 5% del dovuto.

Non è fantapolitica, ma quello che è successo al colosso editoriale Mondadori di cui il premier, parole sue, è “mero proprietario”, mentre la figlia Marina è presidente. Padre e figlia, Presidente del Consiglio e presidente del gruppo di Segrate, sono soggetti distinti e separati. Di conseguenza è solo una circostanza fortuita se, grazie ad una norma introdotta nel decreto incentivi le aziende che, in una controversia fiscale, abbiano ottenuto sentenza favorevole in primo e secondo grado, possono evitare il giudizio della Cassazione pagando il 5% del dovuto. Un 5% che, nel caso della Mondadori vuol dire 8,6 milioni di euro, a fronte dei 350 richiesti dall’Erario, dallo Stato. Quello stesso Stato di cui il “mero proprietario” è anche mero presidente del Consiglio.

Il presidente Berlusconi, Marina, l’altro presidente, non ha aspettato neanche un secondo per adempiere ai suoi doveri. Ha versato nelle casse dello Stato quegli 8,6 milioni e nelle casse del gruppo di famiglia i 341,4 milioni graziati dalla legge del papà. Quando si dice fare sacrifici…

Anche questa missione è quindi compiuta. Nessuno parli di “leggi ad personam”, però! Semmai questa, come evidenziato da Massimo Giannini sulle pagine di Repubblica, è una legge “ad aziendam”. E ad ogni modo al premier spettano quantomeno i complimenti per la tenacia. Lo sgravio fiscale ha visto la luce solo al terzo tentativo. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano aveva provato ad inserirlo nel pacchetto giustizia del 2008, poi cassato ad opera di Gianfranco Fini. Il ministro dell’Economa Giulio Tremonti (che, tra l’altro, ai tempi del processo Mondadori era l’avvocato difensore della famiglia Berlusconi), aveva provato a inserirlo nella legge finanziaria 2009 ma di era trovato la strada sbarrata dell’intransigenza dell’opposizione e del presidente della Repubblica. Ma, si sa, non c’è due senza tre e, tanto per citare un altro famoso detto, tre è il numero perfetto…perfetto anche per cambiare le leggi a proprio uso e consumo.

Nessun conflitto d’interessi, ripete Silvio Berlusconi come un disco rotto. Ma il conflitto c’è, eccome. Comincia ad avvertirlo un Paese che si è stufato di essere una “mera” estensione degli affari di casa Berlusconi, mentre gli altri, i milioni di altri devono sbarcare il lunario senza leggine ad hoc. Gli interessi: ci sono anche quelli, solo che, come al solito, sono tutti suoi!

“I favori fiscali di cui ha beneficiato la Mondadori grazie alle norme ad hoc approvate dall'esecutivo, sono un atto gravissimo, una vera e propria alterazione delle regole di mercato. Uno schiaffo in faccia agli italiani onesti - attacca Filippo Penati, capo della segreteria politica del leader Pd Pierluigi Bersani, commenta così la vicenda Mondadori - Emerge, ancora una volta l'enormità del conflitto di interessi del presidente del Consiglio e la natura corporativa di un governo che si preoccupa degli interessi del premier dimenticando gli italiani. Secondo Bossi, Berlusconi e Tremonti il 5% è quanto devono pagare i grandi evasori nel nostro Paese. Peccato che gli italiani in regola con il fisco paghino oltre il 43%. Fa senso sentir parlare di nuovo redditometro e di evasione fiscale e scoprire poi che il governo, per legge, la consente agli amici o alle aziende del premier".

"Si fanno favori fiscali a Mondadori - conclude l'esponente democratico - ma si tagliano i soldi agli enti locali obbligandoli ad aumentare le tasse ai cittadini per continuare a garantire loro servizi essenziali. Si aiuta Mondadori e intanto l'economia italiana è maglia nera tra i Paesi sviluppati. Questo è un governo ad personam che ha fatto dell'interesse personale metodo e prassi di azione. Un governo che deve andare al più presto a casa".

Anche Donatella Ferranti, capogruppo Pd in commissione Gustizia, reagisce duramente: "La vicenda Mondadori - dichiara - evidenzia ancora una volta che nella legislatura in corso il governo ha piegato la giustizia all’interesse di pochi, in particolare con una serie di leggi volte a garantire l’ “impunità” al premier e ai suoi fedelissimi, e vantaggi alle imprese a lui collegate. Per i cittadini si è varata un legge finanziaria che prevede tagli drastici e impedirà l’adeguamento dei contratti pubblici per il prossimo triennio: invece per l’impresa gestita dalla figlia del premier l’esigenza di risparmiare è venuta meno. Si è trovato infatti l’escamotage di un mini-condono tagliato su misura, cosicché anziché 165 mln di euro la Mondadori ne
pagherà solo 8,6. Il risultato di questo uso privato della giustizia è sotto gli occhi di tutti: due anni e mezzo di legislatura sprecati per varare il lodo Alfano -
poi dichiarato incostituzionale, la legge sul legittimo impedimento, per sponsorizzare il cosiddetto processo breve e la riforma sulle intercettazioni telefoniche, mirata a creare un black out informativo e a spuntare gli strumenti investigativi proprio in relazione a quelle reti
criminali organizzate da cui sono emersi legami inquietanti tra pezzi dello Stato e associazioni a delinquere".

"Tremonti venga in parlamento e renda noto l’elenco delle aziende che hanno beneficiato, oltre alla Mondadori, dell’articolo 3 del decreto incentivi che ha offerto soluzioni per le controversie tributarie. Insomma, venga a smentire, se può, che sia stato un condono ‘privato’ per l’azienda della famiglia Berlusconi”. Lo chiede Francesco Boccia, coordinatore delle commissioni Economiche del Pd, il quale ricorda che “il gruppo dei Pd sollevò in Aula sdegnate e forti proteste contro quella norma proprio perché rappresentava un evidente caso di conflitto di interessi. Infatti, la Mondadori avrebbe incassato la sospensione della causa civile promossa dall’Agenzia delle Entrate. Tutto ciò avveniva mentre si chiedevano sacrifici al paese: ora Tremonti e l'intero Governo Berlusconi si prendano la responsabilità di spiegare questa gestione privata nel nostro sistema tributario”.

Ivana Giannone

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