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Prodi mantiene il suo dominio sul Porto di Gioia Tauro

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Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, si ritira dalla politica, ma mantiene il suo dominio sul Porto di Gioia Tauro. E’, infatti, dell’altro ieri l’approvazione, da parte della Camera dei Deputati, del famoso decreto “Mille Proroghe”. Tale decreto, all’articolo 22sexies, prevede la “Istituzione, durata e compiti del Commissario delegato alla gestione del piano di sviluppo per il Porto di Gioia Tauro”. Il Presidente Prodi, quindi, trasforma il suo Commissario straordinario, ing. Rodolfo De Dominicis, di cui ad D.P.R. 23 maggio 2007, in Commissario delegato alla gestione del piano di sviluppo per il Porto di Gioia. La carica del Commissario delegato durerà, addirittura, sino al 31 dicembre 2009, con una previsione di spesa di ben 600.000 euro per l’anno 2008 e di 750.000 euro per l’anno 2009, da prelevare sul capitolo 1096 dello stato di previsione del Ministero dei Trasporti.
Il Presidente Prodi non ha mai risposto alla mia interpellanza parlamentare con la quale chiedevo chiarezza sulla sovrapposizione delle competenze da lui stesso incaricate, appunto con mandato “commissariale”, per “governare” a vario titolo il Porto di Gioia Tauro. E oggi, il Presidente del Consiglio, prima di lasciare Palazzo Chigi, anziché verificare se l’attività dell’ing. De Dominicis, rappresentata, dopo un anno dalla sua nomina, solo da uno “Studio di fattibilità” di 78 pagine di copia/incolla di atti e piani prodotti a vario titolo in questi anni per il Porto calabrese, possa considerarsi produttiva per lo sviluppo del territorio, preferisce continuare a proteggere la confusione delle competenze, attraverso inutile sperpero di denaro pubblico. E nel frattempo continua a porre a rischio la polifunzionalità della stessa area portuale.
Già nel 1998 Prodi, sempre nella sua qualità di Presidente del Consiglio del tempo, con il varo del famigerato “Masterplan”, aveva di fatto messo a rischio la polifunzionalità del porto di Gioia. Oggi, in chiusura della sua attività politica, decide di porre un macigno su quella che potrebbe essere una delle aree maggiormente produttiva della Calabria.
Ma non basta! Il Presidente del Consiglio dei Ministri, peraltro sfiduciato dal Parlamento, non contento del citato ulteriore suo atto, certamente penalizzante per la Calabria, decide, contemporaneamente, di far impugnare dal Governo la legge regionale n. 27 del 28 dicembre 2007, con la quale la Regione aveva inteso bloccare il raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro. Il destino di questa area sarà quello di divenire la “pattumiera” dell’intera Calabria.
Altro che Regione “Prediletta!”
                                        
 

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