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Porta per porta, rimettiamo la politica nelle mani degli italiani. L'11 dicembre tutti a San Giovanni

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Comizio in cortile, visita a due famiglie, brindisi in sezione, ballo al centro anziani. Pier Luigi Bersani non si è risparmiato nulla per inaugurare al meglio il porta a porta del Partito democratico, che vedrà impegnato il PD in tutta Italia per tre week end di novembre. l'obiettivo è "rompere il muro del suono tra politica e società, un regalo velenoso del berlusconismo".


Per dare il via all'iniziativa, Bersani, con il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti, ha scelto il quartiere di Pietralata, zona di periferia sulla via Tiburtina a Roma con aspettative, speranze e problemi comuni a tante città. Bandiere, strette di mani, foto, autografi e tante richieste concrete al segretario del Pd (dal nido al mutuo) prima di salire sul palco allestito in un cortile condominiale da cui Bersani annuncia che la manifestazione dell'11 dicembre a Roma si terrà a piazza San Giovanni.

 

Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma, ringrazia il segretario "che ha lanciato l'idea a fine agosto, in piena estate quando tg e giornali si occupavano solo di case a Montecarlo, escort e liti nel centrodestra. Bersani ha detto basta: basta, torniamo a occuparci dei problemi degli italiani. Una scelta giusta, ancora di più ora che è sotto gli occhi di tutti l'aumento della disoccupazione, specie giovanile, la cassa integrazione e i salari bassi, l'assenza di fondi per lo sviluppo".

Bersani si scalda subito: "Dobbiamo rimettere la politica nelle mani dei cittadini, parte da Pietralata questa grande campagna con cui garantiremo la nostra presenza nei luoghi di lavoro e vita, per rompere il muro del suono tra politica e società, il regalo velenoso del berlusconismo".
Spiega che "andremo nelle case, nei quartieri e nei mercati per denunciare e per proporre cosa faremmo noi in questa difficile situazione".

Applausi e incitamenti anche dalle finestre che affacciano sul cortile, bardate da bandiere del PD, così il segretario scherza anche: "Berlusconi vada a casa, scelga la più lontana tra le 15 che possiede. Poi si fa sul serio: "Deve andarsene perché non è stato in grado di risolvere i problemi dell’Italia ma solo i suoi. Chi ci ha fatto le pulci si è accorto che dicevamo che sbagliavano a investire sull’Alitalia italiana, a rinunciare a combattere l’evasione fiscale? A far pagare di meno chi ha di più? Due anni fa…c’è qualcuno che può dire che avevamo torto noi? No! Da allora siamo andati avanti a discutere di lodo Alfano e processo breve, sempre con i suoi problemi diurni e notturni…Noi abbiamo lavorato anche se c’è chi ci spiega come si fa l’opposizione, bè voglio dirgli che noi la patente ce l’abbiamo e Berlusconi vogliamo mandarlo a casa perché è un tappo micidiale per il paese, e lo si fa anche lavorando sulle contraddizioni del centrodestra!”.

“Quel che diciamo noi lo sapete anche a Pietralata: Berlusconi vada a casa, salga al Quirinale e si dimetta perché non è in condizione di garantire un governo. Ma siamo disposti a far votare la sfiducia dopo la legge di stabilità, a cui siamo contrari, a condizione che la destra non faccia melina e si sbrighi. Noi siamo l’alternativa e vogliamo prenderci la responsabilità seria di governo, con il centrosinistra e con le forze di centro per un progetto che porti rapidamente gli italiani a poter scegliere”.

Scelta che può passare solo da una nuova legge elettorale che “metta in sicurezza la democrazia. Berlusconi diceva che avrebbe deciso, che era l’uomo del fare, ha accumulato un potere enorme come nessuno mai: nomina i deputati. Basta ora, io il nome sul simbolo non lo voglio, basta con i personalismi”. Un Berlusconi bis? “E noooo, sarebbe il quater e abbiamo già dato, è una proposta a un passo dal delirio” risponde dal palco. Quindi un governo di transizione che lavori a una legge elettorale nuova e ai problemi di cui si occupano tutti nel mondo: lavoro, specie giovanile,e fisco, spostando il carico delle tasse sulle rendite e sugli evasori. E poi a votare, parlando dei “nostri temi quelli delle famiglie. Servono meno tasse per famiglie, pensionati e lavoratori, un grande piano di 5.000 piccole opere, cantieri in tutti i comuni e non il Ponte sullo Stretto di Messina. Lo dico perché il lavoro non può aspettare la crescita. Ripristiamo subito gli ecoincentivi che hanno permesso 800.000 ristrutturazioni edilizie, han fatto risparmiare energia e fatto girare soldi veri. E cambiamo le regole del lavoro perché un'ora di lavoro precario non deve costare meno di un'ora di lavoro stabile o diventeremo tutti precari. Lo si può fare senza costi per le imprese". C'è tempo anche per rilanciare la proposta di un salario minimo per legge a chi non ha il contratto collettivo nazionale di lavoro e dare uno stop alle leggi speciali delle cricche: "Hanno mandato la Protezione civile a Pompei, ma la dovevano mandare nel 79 dopo Cristo, non ora". Poi è sul profilo del partito che si concentra: "Dobbiamo avere un progetto per il Paese, lo stiamo costruendo e non diremo mai non c'è problema ma che ci si sforza tutti assieme e chi ha di più dovrà dare di più, difendendo con le unghie e con i denti chi vive la crisi, il mondo produttivo e vedrete che dalla crisi usciremo in piedi. E guardate che senza il PD non c'è alternativa a Berlusconi". Così incita tutti ad "avere rispetto di noi, orgoglio e gambe in spalla: adesso facciamo questa campagna capillare e l'11 dicembre grande manifestazione a piazza San Giovanni per il risveglio italiano, perché questo Paese è meglio di quel che gli capita. Siamo l'unico partito popolare, altro che Fini. La Lega ci fa un baffo" è la conclusione del comizio. Dopo, ma non prima di aver firmato autografi e fatto altre fotografie, Bersani ha avviato il vero porta a porta.


Si è infilato in un portone, ha preso l'ascensore ad ha suonato a due campanelli. Gli hanno aperto due famiglie, coppie di mezza età. Due chiacchiere in salone, accomodati sul divano nel primo caso, e in cucina nel secondo, con tanto di saluti dal balcone a chi lo aspettava in cortile. C'e' scappato anche un caffe'. Giusto il tempo di toccare temi come il lavoro, la famiglia, le tasse. Temi di vita quotidiana. Poi 5 piani di scale, autografi (anche con i bambini, uno l'ha voluto sul braccio!) e strette di mano, un bridisi e una foto di gruppo con il circolo Pd di Pietralata. Altri due passi e la chiusura col botto al centro anziani 'Primo maggio'. Bersani interrompe una accesa sessione di ballo, Guantanamera si ferma e viene accolto con entusiamo, da star. Baci, abbracci, foto e complimenti da parte delle signore: "E' piu' bello dal vivo che in Tv". Quando l'orchestra attacca 'Romagna mia', Bersani non può sfuggire: la signora Annarella lo abbranca e parte il ballo. Il segretario del Pd è conteso, passa da signora in signora, non si nega a nessuno: è la politica nelle mani degli italiani. E a sera posta su YouTube un minuto di quel ballo: allegro, sincero, con chi si riposa e diverte dopo una vita di fatica.

 


 

Invia commento comment Commenti (1 inviato)

  • Inviato in data Paolo, 16 Novembre, 2010 08:26:03
    Più che altro mi sembra che Bersani più che rimettere la politica nelle mani degli italiani voglia invece rimettere le mani della politica nelle tasche degli italiani.