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Articolo 18: il centrodestra prova l'assalto, ma Napolitano non firma

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Disco rosso per il ddl che affiderebbe ad un arbitro le divergenze fra datore di lavoro e dipendente. Il Colle lo rinvia alle camere. Finocchiaro: "Bene Napolitano, il ddl è incostituzionale".
 
Tutto da rifare o quantomeno da correggere drasticamente. L’assalto del centrodestra all’articolo 18, svilito da un ddl che prevede il ricorso ad un arbitro e non ad un giudice per le controversie tra il datore di lavoro e il suo dipendente, interrompe la sua corsa e si scontra con il muro del Quirinale. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha manifestato forti dubbi sulla costituzionalità della norma, motivo per cui non ha firmato e ha rispedito il testo alle Camere.

"Il Capo dello Stato è stato indotto a tale decisione dalla estrema eterogeneità della legge e in particolare dalla complessità e problematicità di alcune disposizioni, gli articoli 31 e 20, che disciplinano temi, attinenti alla tutela del lavoro, di indubbia delicatezza sul piano sociale. Ha perciò ritenuto opportuno un ulteriore approfondimento da parte delle Camere, affinché gli apprezzabili intenti riformatori che traspaiono dal provvedimento possano realizzarsi nel quadro di precise garanzie e di un più chiaro e definito equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratto individuale" si legge nella nota del Quirinale. Per Napolitano, inoltre, "occorre verificare che le disposizioni siano pienamente coerenti con la volontarietà dell'arbitrato e la necessità di assicurare un'adeguata tutela del contraente debole".

Il PD appoggia la decisione del capo dello Stato: "Credo che le valutazioni con cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rinviato alle Camere il collegato alla Finanziaria in materia di lavoro siano assolutamente giuste e condivisibili e auspico che il governo ne tenga conto in modo sostanziale. - dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato - Il lavoro va tutelato il più possibile e la tutela sostanziale del lavoro è uno dei principi fondanti della nostra Costituzione. Come avevamo già sottolineato nell'aula del Senato al momento dell'esame del provvedimento, il collegato del governo sul lavoro presenta alcuni punti di grande criticità, che noi stessi avevamo definito di incostituzionalità. Prima di tutto ci siamo trovati di fronte ad un testo che nasce come stralcio di un disegno di legge collegato alla legge finanziaria e che nel suo lungo iter e' passato da 9 articoli a 50. E questo ha portato ad una eterogeneità che sinceramente non sta in piedi. Ma la questione fondamentale riguarda un'estensione dell'arbitrato che finisce con il pregiudicare alla radice le garanzie di legge a tutela dei lavoratori, tra le quali il diritto a non subire un licenziamento ingiusto o immotivato, garantito appunto dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che è una norma inderogabile. Non siamo mai stati contrari al rilancio dell'arbitrato per decongestionare i tribunali, ma il governo non può pensare alla sua estensione a tutte le controversie, anche a quelle sul licenziamento, come 'scelta' da proporre al singolo lavoratore al momento dell'assunzione, e cioè nel momento di sua massima fragilità, fuori da limiti e procedure stabiliti dai contratti collettivi, perché sarebbe un ricatto vero e proprio, un modo di aggirare di fatto tutti i diritti fondamentali dei lavoratori. Il collegato sul lavoro contiene poi norme sbagliate sulla tutela dei lavoratori esposti all'amianto e, aggiungo, anche un abbassamento surrettizio dell'obbligo scolastico attraverso l'apprendistato, altre due norme che di fatto introducono discriminazioni tra i cittadini e dunque sono incostituzionali".

Anche Michele Ventura, vicepresidente vicario dei deputati del PD, assicura: “Approfondiremo, come ci sollecita il presidente della Repubblica i temi attinenti alla tutela del lavoro toccati profondamente dal Ddl, rinviato alla Camere, che intervenendo anche in tema di arbitrato, ha messo in discussione l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Le forzature e l’eterogeneità delle norme inserite in un decreto che disciplina dai lavori usuranti, ai congedi, dagli incentivi per l’occupazione al lavoro sommerso e alla salute nei luoghi di lavoro, necessitano di un nuovo intervento del Parlamento che non ha potuto discutere. Ci auguriamo che la maggioranza non ci chiuda a riccio ancora una volta e che si trovi il modo, ascoltando anche le proposte dell’opposizione, di riformare e modernizzare le regole del mondo del lavoro trovando, come dice Napolitano, un chiaro e definito equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratto individuale".

Lucia Codurelli, deputata in commissione Lavoro apprezza la decisone di Napolitano “presa dopo le elezioni dimostrando ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, del grande equilibrio che il nostro Presidente della Repubblica dimostra ogni volta. Equilibrio che purtroppo non si riscontra in altri vertici del governo, in primis dal presidente del Consiglio. Proprio perché, come denunciammo in ogni occasione, in commissione, in aula, nelle dichiarazioni, questo ddl su lavoro, contiene forzature tali e talmente eterogenee in un decreto che doveva inizialmente disciplinare i lavori usuranti, poi il governo ha inserito di tutto: dall’arbitrato per la conciliazione nei processi del lavoro, dai congedi, agli incentivi per l'occupazione, al lavoro sommerso e alla salute nei luoghi di lavoro. Ora ci auguriamo che la maggioranza tenga conto di quanto richiesto da Napolitano, recependo così le proposte fatte a suo tempo dal Pd, per un chiaro equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratto individuale per gli articoli del provvedimento che intervengono anche in tema di arbitrato mettendo in discussione l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori”.

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