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ON. FRANCO LARATTA AL MINISTRO DELLA SANITA': "SALVARE LA CASA DI CURA MADONNA DELLA CATENA DI LAURIGNANO (DIPIGNANO, CS)"

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ON. FRANCO LARATTA AL MINISTRO DELLA SANITA': "SALVARE LA CASA DI CURA MADONNA DELLA CATENA DI LAURIGNANO (DIPIGNANO, CS)"
Urge intervento del Commissario Scopelliti.
LA CASA DI CURA: 135 posti letto, più 16 posti di riabilitazione estensiva extraospedaliera; circa 1000 ricoveri l’anno; 180 dipendenti che lamentano ben 7 mensilità arretrate; circa 18 milioni di euro di debiti.

E' ormai nota a tutti la gravissima situazione di crisi della società Casa di cura Madonna della Catena srl, con sede a Laurignano di Dipignano (Cosenza). Questa situazione sta da tempo riverberando i suoi drammatici effetti sui 180 dipendenti dell’azienda e, ove l’epilogo della crisi dovesse essere quello peggiore, colpirà inevitabilmente anche i cittadini e le famiglie dell’area cosentina (ma dell’intera Calabria) che riconoscono ormai da anni nella casa di cura una realtà importante nella rete di assistenza ospedaliera presente nel territorio.
La casa di cura, una clinica privata convenzionata con la regione, è nata 16 anni fa e si occupa di riabilitazione intensiva neurologica, motoria, oncologica, uro-ginecologica e di lungodegenza riabilitativa. Assicura un totale di 135 posti letto, più 16 posti di riabilitazione estensiva extraospedaliera, alla quale accedono, anche per trasferimento diretto, pazienti provenienti dai reparti ospedalieri per acuti (neurologie, neurochirurgie, ortopedie, oncologie, reparti di geriatria, reparti di medicina interna nonchè rianimazione) di tutta  la regione, e anche da fuori. La struttura ha sempre operato in questi anni al massimo della capienza dei reparti e dei budget autorizzati dall’Agenzia di sanità pubblica: ne è dimostrazione la crescente affermazione sul territorio (un dato significativo per tutti: circa 1000 ricoveri l’anno).
Nel corso di questi anni si sono alternate tre gestioni amministrative. Da oltre un anno, sia per problemi nei pagamenti da parte della regione, sia per una cattiva gestione aziendale, sono iniziati ritardi nell’erogazione degli stipendi (tra l’altro, in Calabria – a differenza di altre regioni - i dipendenti delle cliniche private non godono della c.d. canalizzazione dello stipendio e dunque sono particolarmente svantaggiati): al momento, infatti, i 180 dipendenti (tra personale medico, paramedico, terapisti ed amministrativi) lamentano ben 7 mensilità arretrate, oltre alla tredicesima.
Dal mese di agosto 2011 si è venuto inoltre a conoscenza di una grave situazione debitoria dell’azienda con una società finanziaria (in particolare con la Agrileasing di Roma : si parla di circa 18 milioni di euro di debiti!); in un paio di assemblee dei lavoratori con i nuovi amministratori , nominati dalla banca creditrice, sono stati comunicati gli sforzi per salvare la società dalla profonda crisi finanziaria, senza sottacere il rischio della liquidazione della società o addirittura del fallimento.
I lavoratori, da parte loro, consapevoli delle difficoltà e determinati a non rinunciare al loro posto di lavoro, né a disperdere una così importante realtà di assistenza sanitaria della Calabria, hanno cercato, continuando (praticamente gratis!) a svolgere le loro mansioni nella clinica, di sensibilizzare con tutti i mezzi a disposizione le autorità locali.
Purtroppo, però, nonostante le tante promesse ricevute, gli impegni non si sono tradotti dalle parole in fatti!
Anzi, le ragioni di preoccupazione sono ulteriormente aggravate dalla pubblicazione sui giornali locali, lo scorso 21 febbraio, dell'avviso di vendita dei diritti d'opzione per la sottoscrizione dell'aumento di capitale deliberato dall’assemblea della società (pari a 5.104.371 euro), non avendo gli attuali soci esercitato i relativi diritti d'opzione.
Nonostante queste condizioni drammatiche e nonostante la mancanza di stipendio, i lavoratori hanno deciso di continuare responsabilmente a svolgere la loro opera nella clinica, anche per evitare di interrompere un servizio che credono davvero importante per la collettività: ma, oltre alle facilmente immaginabili conseguenze del dissesto finanziario della società sulle condizioni di lavoro quotidiano, la sempre più difficile situazione, la crisi di immagine della clinica (con riduzione, negli ultimi mesi, del numero di ricoveri), le prospettive sempre più negative che sembrano profilarsi all’orizzonte e i conseguenti timori per la sorte di lavoratori e famiglie, rendono le responsabilità ormai insostenibili.
Tanto più in una realtà, come quella calabrese, la quale, ancor più che nel resto del Paese, rende particolarmente difficile trovare occasioni di lavoro e di occupazione.
Tutto ciò premesso
si intende sapere
-se il governo sia a conoscenza della situazione sopraesposta;
-che cosa intenda fare per salvare la Casa di cura Madonna della Catena;
-che cosa intenda fare per mettere al sicuro il posto di lavoro dei dipendenti;
-che cosa intenda fare, anche attraverso il Commissario per la Sanità in Calabria, per avviare un tavolo di confronto e discussione con le parti interessate al fine di individuare rapidamente una soluzione alla crisi della Casa di cura che sta colpendo migliaia di cittadini che da sempre ne traggono importanti benefici.

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