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Giappone paese meraviglio​so fuori dalle rotte del turismo di massa

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Scrivendo, leggendo, confrontandomi con tante persone sul Paese del sol levante ho spesso una visione distorta della realtà ed immagino un'Italia informatissima sul Giappone dove tutti sanno cosa siano i ramen o gli okonomiyaki, mentre le nostre conoscenze si fermano al sushi, arrivando addirittura a confondere il Giappone con la grande Cina, facendo senza problemi di ogni erba un fascio.
Il Giappone, infatti, è considerato un luogo lontanissimo e neppur pensato come posto dove andare in viaggio a scopo turistico, anche se, nonostante il dramma dello tsunami del marzo del 2011, sono sempre più (a seconda delle fonti tra i sessanta ed i centomila all'anno) gli italiani che si recano nel Paese del Sol Levante. Ma l'Italia come è vista dai giapponesi?
Negli anni novanta e nella prima parte degli anni duemila i nipponici che arrivavano nel bel paese erano circa tre milioni all'anno, tantissimi! Numeri calati molto oggi per vari motivi, che vanno dall'introduzione dell'euro, che ha reso meno conveniente l'Italia, alla troppo sfacciata tendenza a imbrogliare i cittadini nipponici visti spesso come “polli” da spennare. Ricordate quel conto da 700 euro in piazza Navona? (Pensate che in alcune delle nostre città più turistiche, anche nella nostra vicinissima Firenze, hanno provato a raggirare perfino me e Yumiko, tanto che io mi devo sbrigare a parlare velocemente in un fluente italiano per non vedermi rifilare conti al rialzo, o listini confezionati per i malcapitati turisti!)
Comunque, a tutt'oggi, i giapponesi che vengono come turisti in Italia sono tanti...l'ambasciata giapponese a Roma parla di circa 700.000 ogni anno.
Il fascino dell'Italia e del made in Italy, infatti, rimane alto tra i Giapponesi che continuano ad amare e a frequentare la nostra penisola per moltissimi motivi.
Per tanti Giapponesi, infatti, l'Italia è ancora uno stereotipo, un luogo dove tutti gli uomini sono considerati latin lover e le donne delle super mamme che fanno benissimo la pizza, un paese dove tutti vestono bene e dove tutti gli stilisti hanno Valentino come nome o cognome.
Passeggiando, come turisti, in una qualunque grande città giapponese si può notare che tante tantissime sono le parole italiane che ci fanno compagni in mezzo ai tanti ideogrammi, scritte più o meno bene ed inserite non sempre in un giusto contesto, ma che comunque evocano il Bel Paese...pare che l'italiano sia tanto musicale come lingua.
Tanti sono, infatti, i giapponesi che sognano l'Italia, che ne amano la cucina, i vini, l'arte, le bellezze paesaggistiche. Anche se la maggior parte di loro si ferma alle apparenze, la conoscenza dell'Italia o quanto meno dei suoi prodotti è in Giappone piuttosto elevata, tanto è vero che basta percorrere uno degli enormi grandi magazzini giapponesi per trovarvi prodotti di lusso italiani, non soltanto collegati all'abbigliamento, ma anche alla nostra migliore e più quotata produzione enogastronomia.
Molti giapponesi, a proposito delle nostre griffe, vengono in Italia semplicemente per fare shopping e Yumiko ed io, che abitiamo a venti chilometri dalle fabbriche di Prada in Toscana, abbiamo spesso visto tantissimi turisti del Paese del Sol Levante fare compere come tappa del loro tour. Molti sono anche i Giapponesi che hanno deciso di lasciare la loro nazione per venire ad abitare in Italia, al punto che si parla di circa 12000 nipponici residenti qua, contro i poco più di 2000 Italiani che hanno fatto il percorso inverso.
I lettori di “Viaggiappone” compreso il sottoscritto, si domanderanno, perché i Giapponesi che vivono in uno stato dove tutto funziona, dove tutti o quasi sono onesti, vengono in Italia per fare viaggi su treni sporchi, rischiare di esser imbrogliati nel salire su un taxi o nell'andare a mangiare una pizza...
La domanda l'ho fatta tante volte anche alla mia Yumichan: lei è venuta a studiare Italiano in Italia, perché attratta dai suoi colori, per la sua cucina, per rifarsi il guardaroba, per il film “La vita è bella” e per trascorrervi una vacanza di un anno, dopo averne lavorati alcuni in banca a ritmi che fanno impallidire chi vive in occidente. Poi si è fermata stabilmente qua nella città del film che ho citato sopra, perché mi ha conosciuto, certo non solo per amore nei confronti dell'Italia, una nazione che non perde mai l'occasione di sferzare con qualche sagace appunto, anche se ne ha assorbito l'indolenza, il vizio del pisolino e tanti altri difetti come il disordine, che relega in oscuri meandri quando andiamo a casa dei suoi genitori dove è molto ordinata...
Tanti tantissimi sono i ragazzi giapponesi che ho conosciuto e che adorano la nostra confusione, i nostri schemi mentali poco organizzati ed ammirano il nostro sapersi barcamenare davanti alle difficoltà... Dopo i primi viaggi nelle grandi città d'arte molti giapponesi hanno scoperto i nostri piccoli centri da nord a sud, un'Italia sconosciuta anche a tanti italiani e si sono adeguati ed innamoratiti dei nostri placidi ritmi.
Alcune nostre amiche, in Giappone, seguono corsi di italiano, vanno in bei ristoranti ed enoteche a godere della nostra cucina ed appena possono si regalano un soggiorno in Italia andando a mangiare la pizza da zi' Michele a Napoli o i cicchetti in qualche bacaro veneziano, respirando l'aria del paese dei loro sogni per poi tornare alla vita di tutti i giorni ed alle loro occupazioni.
Non posso non ammettere che, comunque, tanti giapponesi hanno dell'Italia l'immagine di un paese che in realtà non esiste, una sorta di paese di Bengodi dove tutti gli uomini e le donne sono fascinosi, allegri, dove tutti cantano accompagnandosi col mandolino, o dove tutti vivono arrangiandosi come possono...
...ma del resto quanti sono i luoghi comuni che per noi italiani riguardano il Giappone?
m
Una nostra amica di Tokyo è stata nostra ospite dopo che avevo scritto questo articolo, io le dicevo di quanto bello fosse il Giappone, di quanto ci stessi bene, di quanto quando sono là tutto mi sembri ovattato, meraviglioso...un vero sogno...lei mi guardava interdetta, storceva la bocca, al chè io ho aggiunto "eh ma forse io ci vengo in viaggio, in vacanza" e lei garbatamente mi ha risposto :"forse sì"...

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